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San
Bruno… e altro Ciao a tutti, sono Aldo Nove e ho scritto alcuni libri apprezzati dal pubblico e da Guglielmi nei quali pero’ non vi e’ mai stata traccia di Segni e della sua oralita’. Sono nato a Varese nel 1967 e ho vissuto a Varese e a Milano del tutto ignaro della ricchezza del patrimonio culturale di questo paese. Ma ormai da tre giorni mi trovo immerso in questa realta’ fatta di luoghi, sapori, odori caratteristici, ed essendo le 10 e 48 di domenica 23 ottobre 2005 voglio raccontare cio’ che piu’ mi ha colpito del mio soggiorno a Segni, iniziato venerdi’ 20 ottobre quando, con Tommaso Ottonieri e Elena Stancanelli, sono arrivato qui passando per Colleferro, dove ho visto il primo monumento commemorativo costituito di un missile, fatto gia’ di per se’ notevole ma del quale non parlero’ perche’ l’oggetto di questo racconto, pur attraversato da diverse divagazioni, e’ la vita di san Bruno e la sua memoria nella Segni di oggi. Comunque venerdi’ pioveva molto e faceva freddo, Segni sembrava una citta’ gotica e sono stato impressionato dalla storia di san Bruno, che andro’ a raccontare nelle prossime righe. San Bruno e’ nato a Solero, nella diocesi di Asti, piu’ di 900 anni fa. Suo padre si chiamava Andrea, sua mamma Vuilla. Bruno da bambino era molto bravo e ha fatto le elementari al monastero di San Perpetuo, dove c’era un’abbazia di frati benedettini. A questo punto Bruno si trasferisce a Bologna, dove lo avevano mandato i suoi genitori a studiare materie medioevali come grammatica, retorica, diritto. Tra tutte le materie, Bruno preferiva religione, e in poco tempo e’ diventato, in questo argomento, piu’ bravo dei suoi stessi maestri. Scriveva commenti alle preghiere e tutti si accorgevano che era una persona… speciale, diversa dalle altre. Oggi come oggi, Bruno e’ ancora il protettore di Segni e lo si invoca specialmente il 18 luglio, giorno della sua festa, quando il popolo di Segni sostiene: “San Bruno de Segni, fa piove alle castegni”. Finiti gli studi a Bologna, san Bruno si trasferisce a Siena, dove fa il dottorato e diventa prete. Per un po’ di tempo san Bruno fu anche ospite di Albano, che detto oggi fa subito pensare alla Lecciso o anche quando era sparita Ylenia, di cui non si e’ saputo piu’ nulla. Da Albano, san Bruno e’ andato a Roma, dove e’ stato impegnato nella discussione che subito gli ha dato fama e prestigio internazionale. Era il 1079 e a Roma c’era un concilio indetto dal papa di allora, Gregorio VII, per stabilire se nell’ostia e nel vino della messa c’e’ veramente Gesu’ Cristo o no. San Bruno sosteneva di si’, Berengario di Tours diceva che no, che l’ostia e il vino erano oggetti simbolici. La discussione fu vinta da san Bruno, mentre Berengario perse e fu dichiarato eretico. Ecco che cosa dice a proposito papa Paolo VI, nella sua enciclica Misterium Fidei, di quasi mille anni posteriore alla discussione di san Bruno: “La chiesa cattolica ha sempre religiosamente custodito come preziosissimo tesoro l’ineffabile mistero di fede che e’ il dono dell’eucaristia, largitole da Cristo suo sposo come pegno del suo immenso amore, e ad esso nel concilio Vaticano II ha tributato una nuova e solennissima professione di fede e di culto. Difatti i padri del concilio, trattando della restaurazione della sacra liturgia, per la loro sollecitudine a favore della chiesa universale niente hanno avuto piu’ a cuore che esortare i fedeli affinche’ con integra fede e somma pieta’ partecipino attivamente alla celebrazione di questo sacrosanto mistero, offrendolo unitamente al sacerdote come sacrificio a Dio per la salvezza propria e di tutto il mondo e nutrendosi di esso come spirituale alimento. Giacche’ se la sacra liturgia occupa il primo posto nella vita della chiesa, il mistero eucaristico e’ come il cuore e il centro della sacra liturgia, in quanto e’ la fonte di vita che ci purifica e ci corrobora in modo che viviamo non piu’ per noi, ma per Dio, e tra noi stessi ci uniamo col vincolo strettissimo della carita’. E affinche’ sia evidente l’intimo nesso tra la fede e la pieta’, i padri del concilio, confermando la dottrina che la chiesa ha sempre sostenuto e insegnato e il concilio di Trento ha solennemente definito, hanno voluto premettere alla trattazione del sacrosanto mistero eucaristico questa sintesi di verita’: ‘Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui fu tradito, istitui’ il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, a perpetuare cosi’ il sacrificio della croce nei secoli fino al suo avvento, lasciando in tal modo alla sua diletta sposa, la chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione: sacramento di pieta’, segno di unita’ vincolo di carita’ convito pasquale, in cui si riceve Cristo, l’anima si riempie di grazia e ci si largisce il pegno della gloria futura’. Con queste parole si esaltano insieme il sacrificio, che appartiene all’essenza della messa celebrata quotidianamente, e il sacramento, di cui i fedeli partecipano con la santa comunione mangiando la carne di Cristo e bevendone il sangue, ricevendo la grazia, che e’ anticipazione della vita eterna; e la medicina dell’immortalita’, secondo le parole del Signore: ‘Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna e io lo risuscitero’ nell’ultimo giorno’. Dalla restaurazione dunque della sacra liturgia noi speriamo fermamente che scaturiranno copiosi frutti di pieta’ eucaristica, affinche’ la santa chiesa, elevando questo salutifero segno di pieta’, progredisca ogni giorno verso la perfetta unita’ e inviti tutti quelli che si gloriano del nome cristiano all’unita’ della fede e della carita’, attraendoli soavemente sotto l’azione della grazia divina. Ci sembra di intravedere questi frutti e quasi di gustarne le primizie nell’aperta gioia e prontezza d’animo, con cui i figli della chiesa cattolica hanno accolto la costituzione della sacra liturgia restaurata; e anche in molte e ben elaborate pubblicazioni destinate a investigare piu’ profondamente e a conoscere con maggiore frutto la dottrina intorno alla ss. eucaristia, specialmente per quel che riguarda la sua connessione col mistero della chiesa. Tutto questo e’ per noi motivo di non poca consolazione e gaudio, che vogliamo comunicare anche a voi, venerabili fratelli, con grande piacere, perche’ anche voi insieme con noi rendiate grazie a Dio, largitore di ogni bene, che col suo Spirito governa la chiesa e la feconda di crescenti virtu’.” Comunque questa discussione, che fu il vero inizio della carriera di santo di Bruno, e’ oggi raffigurata nella cattedrale di Segni alla destra del busto che contiene il suo cranio. Durante la disputa con Berengario il papa ha detto al vescovo di Albano di convincere Bruno a fare il vescovo di Segni. Il vescovo di Albano e’ andato da Bruno e gli ha detto: “Bruno, fratello mio, il papa mi comanda di andare verso la campagna per alcuni negozi. Ti prego di accompagnarmi, sara’ una piacevole passeggiata”. Bruno, che era sempre obbediente al vescovo di Albano, e’ andato con lui alle pendici del monte su cui sorge Segni. Non si sa per quale motivo, ma il vescovo di Albano non voleva dire subito a san Bruno che doveva diventare il vescovo di Segni. Questo forse a causa del suo carattere medioevale, o forse per altri motivi che ci sono ignoti. Fatto sta che la sera, quando san Bruno stava per andare a letto, il vescovo di Albano gli ha detto: “Questo sara’ il tuo riposo per sempre”. Bruno non capi’ che il vescovo di Albano, con quelle parole, voleva indicarglieli quello che oggi tutti noi sappiamo, ossia che sarebbe diventato non solo vescovo di Segni, ma anche suo santo protettore. Erano giorni incredibili e ricchi di evocativita’, i giorni di quel periodo della nostra storia che si chiama medioevo. Ma torniamo a Bruno che, la mattina dopo, si alzo’ e venne eletto vescovo. A quel punto pero’ mancava ancora l’autorizzazione definitiva del papa, e fu per questo motivo che alcuni canonici andarono dal papa a dire che san Bruno era diventato vescovo. Il papa chiamo’ il vescovo di Albano e disse che era contento, ma di stare attento, perche’ san Bruno era un ragazzo timido e quindi avrebbe potuto rifiutare il ruolo di vescovo. Questo fatto della timidezza e’ tipico dei personaggi famosi di Segni, anche se san Bruno non era proprio di Segni ma di Asti, in Piemonte. Veramente di Segni e’ invece Giulio Andreotti, e ieri sera le signore Ernesta Rori e Fernanda Spigone, all’Istituto Monsignor Sagnori, ci hanno raccontato che Andreotti da ragazzo era molto timido, e che forse oggi Andreotti viene a Segni. Io spero che non venga a questa lettura, perche’ e’ una persona coltissima e se ascolta questo racconto se casomai ho fatto un errore se ne accorge subito, facendomi fare una brutta figura. Comunque, sempre parlando di ieri, il signor Mario Belvedere, che ha mangiato con me e Elena Stancanelli a la Miangola, dove si mangia veramente bene, ci ha spiegato i suoi giochi d’infanzia nella Segni del dopoguerra. I giochi erano la lippa, detta anche nizza, la trottola e un altro gioco fatto con le pietre levigate. Erano racconti molto suggestivi ma non ne posso parlare troppo perche’ devo continuare la vita di san Bruno che, dopo uno strano sogno, decise di accettare di diventare vescovo di Segni. Il sogno era l’apparizione di una bellissima signora che lo portava per il palazzo lateranense mettendogli un anello d’oro. Questo sogno, gia’ indicativo, venne rafforzato dal sogno che san Bruno fece la notte successiva, quando la stessa bellissima signora gli apparve offrendogli un canestro contenendo altri sette canestri. Il canestro maggiore rappresentava Segni e i sette canestri minori, enumerati nella bolla di Lucio III, che rappresentavano i sette castelli soggetti alla villa segnina, che erano Collemezzo, Montelanico, Gavignano, Piombinara, Valmontone, Sacco e Montefortino. Il significato del sogno era abbastanza chiaro. La bellissima signora era la Madonna e gli otto canestri l’ho gia’ detto. Anche io ieri notte ho fatto un sogno. Ero nella mia stanza all’hotel la Pace e mi e’ apparsa una bellissima signora che non era la madonna ma la cameriera dell’Oca d’oro dove venerdi’ sera il cantastorie Enzo detto “La mora” ha cantato alcune vicende della tradizione locale nel tipico dialetto del luogo. Il locale era molto affollato e l’esibizione interessante. Bruno, come papa Ratzinger, appena diventato vescovo ha detto che lui era un umile pastore, ed era sobrio, casto, mansueto e benevolo. Nell’incedere e nello stare, nel comportamento e in tutti i suoi movimenti, mai offendeva chichessia. Era infatti veritiero nel colloquio, giusto nel giudizio, provvido nel consiglio, sollecito nell’azione, discreto nel comando, onesto nella condotta. Verso il suo gregge mostrava vigile cura e attenta diligenza, affinche’, sotto la sua custodia, il lupo rapace non irrompesse nell’ovile del Signore e in qualche modo turbasse le pecore affidategli. Vestiva gli ignudi, ospitava e sfamava i pellegrini bisognosi e allo stesso tempo cercava di soccorrere tutti gli indigenti. Tutt’oggi, a Segni, la tradizione di aiutare i bisognosi sussiste e si manifesta anche in questa sagra attraverso diverse lodevoli iniziative, ad esempio nella pesca miracolosa i cui proventi vengono devoluti per la cura del morbo di Manfran. Io ho pescato tre volte, per il totale di tre euro, vincendo prima un piccolo Pippo di gomma che stringe al collo un asciugamano giallo, poi una specie di capra molle con una campanella attaccata su un nastro rosso e alla fine una catenella per gli occhiali fatta con le perline colorate che negli anni Settanta si infilavano per fare anelli, braccialetti, collane e altri giochi tipici di quel periodo ricco di canzoni indimenticabili tra cui Jesahel di Ivano Fossati. Ma questa e’ gia’ storia di oggi. Nei tempi lontani, nei tempi di san Bruno, nei tempi in cui san Bruno era vescovo di Segni, ben presto anche il lato oscuro dell’uomo si manifesto’, e lo fece nella figura di un nobile, uno dei figli di Belial, un tale Ainulfo, conte della citta’ di Segni. Ora, bisogna stare attenti al nome di questo nobile, perche’ Belial, in ebraico, vuol dire “una persona che non vale assolutamente”, che e’ uno delle tante definizioni di Satana. Ma entriamo nel vivo della vicenda. Ainulfo apparteneva alla famiglia a cui i papi, gia’ nel X secolo, avevano affidato l’amministrazione del paese per i benemeriti servigi resi alla Chiesa. Quella famiglia, pero’, con l’aiuto di Enrico IV, cercava di eliminare il potere pontificio su Segni e lo fece in questo modo. Ainulfo va da san Bruno e gli dice: “Vuoi o non vuoi, verrai con me, ne’ sfuggirai alle mie mani, prima che mi avrai fatto restituire la citta’ di Segni, che per giustizia, come e’ noto, appartiene alla mia contea”. Dopo queste parole, il conte ha portato Bruno in carcere e lo ha lasciato in una torre dove aveva una cameretta dove non c’era neanche un letto, ma una sedia. Fu proprio in quel carcere che Bruno fece il suo primo vero miracolo. Un giorno, mentre moriva di sete, si e’ affacciato e supplico’ una donna, che faceva le pulizie nel carcere, di dargli un po’ d’acqua. La donna commossa gliela diede, l’acqua, Bruno ci fece sopra il segno della croce e l’acqua si trasformo’ in vino. Un’altra volta Bruno chiese acqua, un’altra volta l’acqua si trasformo’ in vino e anche una terza volta successe la stessa cosa quando la donna smise di dargli acqua perche’ oramai il miracolo era stato capito e rischiava di diventare noioso. Nel frattempo, al conte malvagio ne capitavano di tutti i colori. Quella di imprigionare san Bruno non fu una bella idea. Capito come andavano le cose, il conte Ainulfo fece liberare il santo che subito lo perdono’ dicendo che lo avrebbe aiutato se mai avesse avuto bisogno e difatti, maledetto da Dio, il conte fece bancarotta, la moglie ando’ con un altro, i figli lo rinnegarono e gli venne la depressione. Allora non c’erano gli psicofarmaci, e il conte stava davvero male. Oltre alla depressione fece presto capolino, nella sua vita, la poverta’, ed e’ a questo punto che san Bruno si dimostro’ il santo di gran classe che era e gli dono’ vesti, denaro e altre cose necessarie, adempiendo a quel comando evangelico che dice: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per i vostri persecutori”. Oggi non succede sempre cosi’. Il quotidiano La provincia, nell’edizione numero 290, anno VII, del 21 ottobre 2005, data del nostro arrivo a Segni, titola in prima pagina “Scoperto dalla moglie mentre avvicina ragazzi”. La vicenda si e’ svolta a Cassino. Ma vediamo cosa, nel dettaglio, riferisce il giornalista, Giovanni Trupiano: “Ha scoperto il marito nei pressi del bagno della stazione ferroviaria di Cassino mentre scherzava con alcuni ragazzini, e soprattutto chiedeva loro prestazioni sessuali” E poi, a pagina 37: “Finira’ davanti al giudice civile il matrimonio tra un conosciutissimo professionista cassinate, con passati incarichi anche da parte di pubbliche istituzioni, e la sua consorte. L’uomo, con la scusa di uscire tardi dall’ufficio, in realta’ si intratteneva nei pressi di pubbliche latrine, con giovanotti di varia foggia”. Sono fatti deprecabili. San Bruno era diverso. Era un Santo di tutto rispetto ed e’ per questo che ancora oggi lo si onora a Segni. Purtroppo, va anche detto che Segni non e’ sufficientemente e giustamente conosciuta nel mondo. Aprendo una parentesi, va rilevato che sul motore di ricerca “Google”, probabilmente il piu’ completo del mondo, la parola “Segni” ricorre in 3.5000.000 siti, ma soltanto 29.000 riguardano questa bellissima e storica cittadina, che deve competere, sul web, con i segni dello zodiaco, con Antonio Segni e suo figlio Mariotto, una delle figure piu’ emblematiche e tutto sommato comiche della politica italiana, e poi ancora con tutto quanto attiene al mondo del “segno”. Ma torniamo adesso a san Bruno. Lo avevamo abbandonato dopo che il conte Ainulfo aveva diabolicamente cercato di coinvolgerlo nei suoi turpi affari di potere. Bene, dopo che Ainulfo fu sistemato da Dio e Bruno liberato, Bruno si ammalo’ gravemente e fu proprio per questo che volle rinchiudersi in monastero. Il papa non voleva, ma era un papa buono e lo lascio’ trasferirsi all’abbazia di Montecassino, dove prese l’abito dei cistercensi. Ma il papa non si dava pace e spedi’ san Bruno a Parigi, per fare un’ambasciata. Bruno ando’ e risolse molti problemi. Lo stesso fece poi in Sicilia. Tra le altre cose, Bruno in Francia fu pure assalito dai ladri, ma Bruno, anche se era un santo, si arrabbio’ e fece uno sguardo cosi’ cattivo che i ladri capirono subito come giravano le cose, si misero in ginocchio a pregarono e Bruno li benedi’. Poi divennero amici e fecero un giretto insieme. Tornato dai viaggi, il papa fece Bruno vescovo dell’abbazia di Montecassino. Bruno non voleva. Il papa si’. Alla fine vinse il papa. Comunque andava tutto bene, Bruno era sempre piu’ santo, ad esempio un giorno Bruno nella chiesa di San Tommaso, fuori dal castello di Vallefredda, stava celebrando la messa quando arrivo’ un’indemoniata che voleva fare sesso con lui per rovinargli la carriera di santo. Bruno rimase calmo, non cedette, le fece bere dell’acqua in cui si era lavato del male, i demoni uscirono, la ragazza ritorno’ normale, il miracolo si avvero’. Comunque a Cassino le cose non andavano bene. Il diavolo faceva carriera. Tutti i frati erano come certi frati delle barzellette, pensavano ad altro. Avevano pensieri lascivi. Solo Bruno era puro. E proprio per questo motivo i monaci, sotto istigazione del demonio che ormai a Montecassino faceva il bello e il cattivo tempo, elessero un altro abate, riempirono Bruno di mazzate e lo cacciarono. Bruno camminava da solo nella notte e guardava la bellezza del paesaggio, per certi versi ancora oggi immutato, e cercava nella meraviglia della natura e nella preghiera il conforto di Dio. Fu cosi’ che molti monaci si pentirono del loro aver ceduto al demonio. Ma Bruno fece comunque ritorno nella sua diocesi, quella di Segni che, dimenticavamo di dire, specialmente a chi ancora non la conosce, e’ una delle piu’ antiche cittadine del Lazio e per questo e’ stata scelta per i congressi annuali dei G.R.. L'antica Signia era in origine una citta’ dei Volsci e fu conquistata da Tarquinio il Superbo. Di notevole interesse archeologico sono le mura poligonali che circondano la cittadina e diverse porte che vi furono costruite in tempi remoti (fra queste la piu’ nota e’ la c.d. porta Saracena). Intanto, i monaci indemoniati che lo avevano scacciato da Montecassino diventavano uno dietro l’altro ciechi. Oppure perdevano i piedi. O le mani. Oppure furono colpiti da un crollo del sistema immunitario che li rendeva come dei cadaveri. Ben gli stava! Tempo dopo, quando a Montecassino si reco’ Giovanni, il terzo successore di Bruno nel ruolo di vescovo di Segni, i frati chiesero di poter avere un giorno una reliquia di san Bruno, per adorarlo da morto in quanto da vivo lo avevano preso a mazzate. Comunque a Segni nel frattempo erano tutti contenti del ritorno di Bruno. Fecero molte feste e rivelarono al santo che durante tutto il tempo della sua assenza lo avevano adorato senza smettere di pregare per lui. Fecero una grande festa e mangiarono anche molti marroni, di cui san Bruno era ghiotto, ma san Bruno ne mangio’ solo quattro o cinque dopo averli benedetti, per non cadere nei peccati della gola, e proclamo’ che quei marroni sarebbero stati i piu’ buoni del mondo. Bruno aveva ragione. I marroni di Segni sono i piu’ buoni del mondo e l’ho sperimentato di persona, dopo secoli e’ ancora cosi’ e questo forse e’ un altro miracolo di san Bruno. Intanto, il 18 luglio del 1123, dopo aver benedetto tutti, san Bruno mori’. Fu sepolto nella cattedrale di Segni, dove un qualcosa c’e’ ancora.
A questo punto, salita l’anima del santo in cielo, il corpo non
ebbe piu’ pace. Tutti lo volevano. Nel 1173 venne trasportato
a Montecassino. Il corpo fu smembrato e adesso a Segni c’e’
solo il teschio dentro un busto opera di un argentiere romano dei primi
del ‘700. Teschio che se l’era passata brutta durante il
saccheggio spagnolo quando fu buttato nella spazzatura e preso a calci
come un pallone fino a che illuminandosi tutto non fece capire che era
un teschio santo e spaventando tutti come faceva da vivo rimise le cose
al loro posto, in questo caso il suo cranio. |
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